Lo scontro del ’76

Nella storia del culto di Viggiano un elemento ricorrente sembra essere lo scontro fra comunità. Il  conflitto è iniziato subito dopo il ritrovamento dell’icona mariana tra i centri della Val d’Agri confinanti col Sacro Monte e tra i protagonisti dell’evento miracoloso per il possesso della statua, risolto dalla Madonna stessa che scelse di essere viggianese, ed è continuato durante le feste settembrine con l’agone fra i gruppi accorsi dai paesi lucani per il trasporto del simulacro. Un conflitto regolato dalla Vergine, dunque, che ha scelto le proprie dimore estiva ed invernale e che ha strutturato l’ordine della processione, così, ad esempio, senza i Caggianesi ad aprirle la strada si racconta che diventi peso immobile. Tra tutti i paesi che hanno l’onore di trasportare la Madonna di Viggiano per pochi metri in catene umane, Caggianesi e Viggianesi si alternano lungo il percorso in maniera estremamente più frequente, attuando una staffetta regolata nel corso del tempo che ordina l’avvicinamento della statua al santuario in paese. Il potenziale conflitto, quindi, è regolato da un cerimoniale fissato dalla tradizione, che il più piccolo tentativo di sovvertimento mette in crisi.

L’ultimo caso di scontro è avvenuto nel 1976 tra Caggianesi e Viggianesi ed è stato ampiamente documentato.

Una lunga contesa tra Caggianesi e Viggianesi fa temere anche quest’anno il peggio. I Caggianesi reclamano il loro diritto di deporre la statua sul poggio, i Viggianesi contestano questo diritto. La contesa dura circa due ore. La statua non avanza di un passo. Giunge il parroco di Viggiano. Invitando tutti alla calma, si butta in ginocchio davanti ai contendenti e chiede loro: “Sono qui in ginocchio davanti a voi: Cosa devo fare? Ditemi voi, cosa devo fare?” Propone che si porti una barra ogni paese, in attesa di chiarire per l’anno prossimo la questione giuridica. I Caggianesi per timore di mettere un precedente pericoloso, non accettano la soluzione. Allora il parroco grida ai caggianesi: “Non abbiamo bisogno di voi… non venite più”.

Testimone oculare è Vito Orlando, studioso e sacerdote, che racconta questo episodio a pagina 101 de La religione del popolo. Ricerca socio-religiosa in Basilicata, stampato per Ecumenica nel 1980.

Le parole cariche di pathos di Orlando si trasformano in immagini, catturate dal regista della RAI Gianfranco Mangarella che nei giorni della festa del 1976 gira un documentario, Quel giorno di festa. Il commento fuori campo è meno preciso dell’osservazione di Orlando, ma le voci dei contendenti sono eloquenti.

 La processione con la statua sta arrivando, la folla si accalca per vederla, ma sta succedendo qualcosa. I tratti di percorso sono assegnati ad ogni paese secondo criteri rigidi, per evitare discussioni, ma si discute lo stesso perché ciascuno vorrebbe tenersi la statua per qualche metro in più. In questo posto l’anno scorso la gente di Viggiano e quella di un altro paese, Caggiano, ha litigato per una questione di pochi metri. Era stata fatta una rettifica al tracciato e i due paesi rivendicavano ciascuno il privilegio di mantenere in quel tratto la statua sulle spalle. È una specie di questione d’onore e c’è anche un problema di responsabilità verso chi è rimasto al paese, quelli di Caggiano non vogliono cedere. Il blocco del corteo dura un paio d’ore fra dispute e scambi di accuse, difficile capire chi ha ragione. I paesani di Caggiano sperano che con il passare del tempo i Viggianesi cedano sotto il peso della statua, ma i portatori resistono. Infine i Caggianesi devono rassegnarsi e il corteo può ripartire.

Il documentario è consultabile su Youtube (questo è uno dei video di cui mi ha parlato Gennaro) contenuto nella puntata dedicata alla Basilicata di “Viaggio in Italia, programma di Rai Storia (min. 15.38 – 32.14). La potenza plastica della fotografia, però, forse riesce a raccontare ancora meglio questo momento, preludio della pace dell’anno seguente.

Gli scatti fanno parte dell’archivio online di Fiore S. Barbato, ricco di dati e immagini su numerose feste e comunità delle regioni meridionali. Di spalle, il rettore del Santuario col microfono pronuncia le frasi riportate da Orlando, i Caggianesi e i Viggianesi non si distinguono come oggi dalle pettorine di colori diversi, ma le espressioni ammutolite della folla dei fedeli precludono la possibilità di qualunque commento.

Questi dati sono importantissimi dal punto di vista documentario e storico, ma svelano da soli la propria incapacità di raccontare il momento in maniera esauriente, di scavare tra i motivi di uno scontro così acceso, di narrarne le conseguenze e interpretare i ruoli e i comportamenti degli attori in campo. Il conflitto, quindi, andrebbe raccontato soprattutto attraverso le voci e la memoria dei protagonisti e dei testimoni, mettendo a verbale le motivazioni e le accuse dell’una e dell’altra parte, svelando la violenza sotterranea che quella domenica mattina del ’76 la statua d’oro della Madonna non è riuscita a contenere, ma ha fatto straripare.

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