La festa del Giro

Oggi Viggiano è stato il traguardo della quinta tappa del Giro d’Italia 2014; vinta dall’italiano Diego Ulissi, è stata l’occasione per l’intera Val d’Agri di presentarsi al grande pubblico, non solo quello sportivo.

Il percorso di 203 km è partito da Taranto ed ha attraversato tre province (Taranto, Matera e Potenza), toccando numerosi centri della Basilicata ionica e della Val d’Agri. L’oleodotto che pompa nelle raffinerie pugliesi il nero petrolio lucano e che unisce i due centri nevralgici per l’energia italiana sembra essere passato inosservato, il tratto Taranto-Viggiano è diventato così, per un giorno, un fiume di biciclette e colori. L’eroe del ciclismo lucano – che tutte le persone accorse a Viggiano speravano vincitore e che, invece, è giunto nono – Domenico Pozzovivo (di Montalbano Ionico), è salutato con un cartello con su scritto: “Domenico Pozzovivo – il nostro giacimento lucano”. Il petrolio rimane quindi un elemento incancellabile dall’immaginario collettivo locale, anche quando il territorio si trasforma in vetrina.

Le dirette radiofoniche e televisive raccontano della verde Basilicata, paragonandola all’Irlanda in cui si sono corse le prime tre tappe del Giro di quest’anno, presentandone un’immagine da cartolina: borghi, bellezze naturalistiche, tradizioni. Viggiano è il paese dell’arpa, altro elemento richiamato alla tradizione irlandese, ma invece di simboleggiare la dolcezza oggi rappresenta un percorso duro, tra salite e discese che la pioggia e il vento forte hanno reso pericolose.

Andare a Viggiano oggi non vuol dire osservare solamente la rappresentazione che i media locali e nazionali hanno tratteggiato della Basilicata e della “Città di Maria e della musica”, ma anche l’autonarrazione della classe politica locale e regionale e dei paesi attraversati dalla carovana a due ruote: prova di forza mediatica, banco di prova per interventi straordinari di manutenzione delle strade attraversate dai team di tutto il mondo per ciò che riguarda gli amministratori, ma anche eventi di corredo che hanno coinvolto Viggiano e i paesi del circondario, cartelli che salutano il Giro, decorazioni e sponsor in bella vista.

Allo stesso tempo, ho potuto osservare come alcuni spazi del paese e della festa abbiano mutato ruoli e funzioni. Se piazza Papa Giovanni, piena di tir e camion delle produzioni radiofoniche, giornalistiche e televisive, è diventata il centro nevralgico di tutte le voci, le parole e le immagini che hanno raccontato il Giro, il corso è diventato “fiera” degli sponsor che regalavano gadget e prodotti da provare. Il confronto con la fiera dei giorni della festa che provo a studiare è inevitabile, questa volta non ci sono i pellegrini che acquistano beni di consumo e icone mariane a riempire la salita, ma futuri acquirenti da affezionare ad un prodotto (materiale come i biscotti, la birra o il thè, immateriale come la banca o la stazione radio) che non ha un ruolo specifico per chi è giunto qui, ma è il pilastro della macchina organizzativa e spettacolare dell’evento.

Il confronto tra la festa religiosa della Madonna Nera del Sacro Monte e quella sportiva e mediatica del Giro d’Italia è applicabile anche ad altri numerosi elementi; quello che risalta immediatamente allo sguardo è la modalità di partecipazione dei viggianesi e dei pochi tifosi e molti curiosi dei paesi del circondario ed anche dal salernitano arrivati superando gli ostacoli che la sicurezza del percorso imponeva, di chi ha deciso di sfidare le incerte condizioni meteorologiche, per assistere a questo evento irripetibile.

A regolare la modalità di partecipazione all’evento è, a tratti, la musica, non quella tradizionale, ma internazionale (dance, reggae, rock) gestita da speaker che alternano a piccoli momenti di coinvolgimento del pubblico informazioni circa l’evolversi della gara; partecipare, quindi, vuol dire essere spettatore di uno show di forza e sport che attraversa la propria terra, diretto da altri che guidano e raccontano gli avvenimenti. Urla, battiti di mani, fotografie, saluti alle telecamere, bandierine degli sponsor da agitare fanno parte di un copione riscontrabile a tratti anche in altre occasioni festive. L’evento, in questo caso, però appare sempre uguale a se stesso, fornito di una propria ritualità. Nonostante le formule retoriche delle voci diffuse dalle casse a celebrare Viggiano, il luogo diventa importante solamente in quanto punto geografico a cui giungere attraversando altri punti geografici, l’avvenimento non coinvolge chi quei luoghi li abita, ma gli riserva un posto per godere dello spettacolo organizzato altrove. Il pubblico c’è, ma è come se assistesse alla diretta televisiva, con l’unica differenza di qualche gadget da mostrare per qualche giorno e, soprattutto, del ricordo da riserbare*.

Visto così, il pomeriggio in cui Viggiano è stata al centro delle cronache sportive italiane e non solo, potrebbe sembrare un evento artificiale, in realtà la costruzione simbolica dell’evento, nonché le pratiche organizzative, economiche e identitarie che questo ha innescato fanno della tappa del Giro un avvenimento che ne racconta altri, un fatto sociale che potrebbe permettere di comprendere se un altro fatto sociale, il pellegrinaggio al Sacro Monte, sia, per i viggianesi e altre comunità lucane, “totale”.

* Discorso a parte meriterebbero i cicloamatori arrivati a bordo delle proprie bici e gli appassionati di ciclismo lì per stare vicino ai propri idoli.

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