Caggiano, le offerte per il pellegrinaggio

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A Caggiano l’ultima domenica di agosto ci si prepara al pellegrinaggio verso la Madonna del Sacro Monte. Zampogna, ciaramella e doppia ciaramella, lo stendardo, il cinto, le maglie gialle dei membri della Procura, tutti i simboli della presenza caggianese a Viggiano compongono il segnale sonoro e visivo del passaggio in processione per le vie del paese di un corteo che raccoglie le libere offerte della comunità, questo ensemble sacro converte la devozione in donazioni materiali a sostentamento delle spese del cammino verso il Sacro Monte. A partire, a rappresentare ed onorare il proprio paese di fronte alla Regina delle genti lucane così saranno, attraverso il proprio contributo, anche coloro che resteranno in paese.

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Chi partecipa ed organizza il pellegrinaggio – occupandosi del cinto (dal dono delle candele alla sua costruzione e decorazione), conducendo la macchina votiva in cera sul capo tra le strade di Caggiano e il percorso processionale della festa di settembre, accompagnando il cinto con i propri strumenti tradizionali a ritmo di marcia o con canti devozionali, definendo gli altri elementi organizzativi e logistici – aspetta, nei locali sottostanti la chiesa del Santissimo Redentore, l’inizio della messa delle 8.00. Qui è stato riposto il cinto di quest’anno che, appena tutto è pronto, è portato sul sagrato. All’ingresso della chiesa principale del paese il sacerdote benedice il manufatto di candele che, anticipato dallo stendardo, è accompagnato dalle zampogne affianco ad una statua lignea della Madonna del Sacro Monte posta a lato dell’altare.

L'arrivo sul sagrato

Durante la messa una coppia di sposi rinnova la promessa matrimoniale a distanza di cinquant’anni dalla prima, è la sposa, che dopo aver condotto con la propria maglia gialla l’entrata in chiesa dell’ex voto indossa il vestito della festa, tanto devota alla Madonna di Viggiano, ad aver donato le candele per il cinto di quest’anno.

Che questa delle 8.00 sia la messa di preparazione al pellegrinaggio è ribadito più volte dal prete nel corso della funzione, la predica si conclude con l’appello ad abbandonare divisioni all’interno della comunità cristiana del paese e l’invito a farsi guidare verso Dio e l’unità dalla Madonna del Sacro Monte. La messa termina col canto tradizionale per la Madonna di Viggiano suonato dall’organo, a questo momento l’anziano sacerdote non partecipa.

Chi accompagnerà il cinto in processione compie una breve pausa di ristoro nel locale sotto la chiesa, con panini, bibite e caffè ci si prepara alle fatiche delle prossime tre ore: sotto l’ultimo sole di agosto si farà a turno per il trasporto sul capo del cinto, i musicisti suoneranno ininterrottamente, i membri della Procura chiederanno offerte.

Si ritorna in chiesa, il cinto esce dal portone anticipato dalle zampogne e dallo stendardo, sembra quasi che le misure canoniche di questa costruzione in cera siano state regolate dalla larghezza degli stipiti della porta.

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Inizia così il corteo processionale che il paese sta aspettando.

L’ordine del corteo processionale vede per primo lo stendardo, poi i suonatori di zampogna, ciaramella e doppia ciaramella, il cinto e i sui portatori, nel corso della mattinata non sarà fisso, soprattutto durante il passaggio nel centro storico. Il percorso è quello stabilito dalla tradizione, si toccherà praticamente l’intero centro urbano, lambendone i confini, trafiggendone le arterie, alternando strade e vicoli, scale e discese. Leggere la toponomastica del paese col doppio registro degli indirizzi e dei nomi e soprannomi di chi quelle strade le abita vuol dire intuire da un lato la storia di Caggiano (dai santi bizantini, agli eroi della Repubblica Partenopea, dai paladini dei diritti civili alle origini romane) dall’altro i rapporti dei membri della Procura con i gruppi familiari o i singoli e il grado di partecipazione di quest’ultimi al culto della Madonna. 

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Ognuno partecipa come può e sente.

C’è chi non apre al suono del campanello e chi aspetta sul balcone con il grembiule dei servizi di casa, chi ha lasciato la porta socchiusa e chi dona direttamente in piazza col vestito buono, chi non riesce a fare la sua offerta stamattina lo farà nei prossimi giorni. Alle monete e alle banconote che volano, che sono strette nei pugni, cacciate dai portafogli o dalle tasche si ricambia con il santino della “Madonna del Sacro Monte di Viggiano – Patrona e Regina della Lucania – Venerata in Caggiano”. Sono quattro i “panari”, i cesti che accolgono le offerte, tutti in mano ad uomini che spesso collaborano a gruppi di due, che in tre ore girano per tutto il paese e che in un secondo tempo andranno nelle frazioni di campagna.

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Il clima è quello della festa, non solo per i profumi del pranzo della domenica che esce dalle case, ma perché la partecipazione degli abitanti di Caggiano è alta, condivisa, il cammino, ad esempio – è ristorato da quattro soste presso case di privati che offrono qualche minuto di riposo, bevande fresche, dolci, caramelle e rustici, qui il cinto è posto su un tavolino con una tovaglia bianca, non toccherà mai terra.

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Una piccola riproduzione della statua venerata a Viggiano è incastonata alla base del cinto, in tanti, quasi tutti coloro che la incrociano, le rivolgono un saluto, un bacio o un segno di croce, nonostante l’assenza di un sacerdote, il cammino processionale assume i tratti del passaggio di una presenza degna di devozione. La statuetta è posta in una nicchia rossa illuminata da luci verdi con sopra la scritta “Caggiano”, questa sorta di altarino è un quadrato composto da candele dipinte che, con dei ceri agli angoli, ricorda una costruzione; la base sostiene una raggiera con doppia fila di candele, al centro della parte anteriore è posto un cerchio composto da tre colori (bianco, oro ed azzurro) che contiene le scritte “Caggiano – Sa” e “JHS”, in quella posteriore un cerchio dorato ed azzurro; una corona di candele incurvate, decorate con nastri e fiori di plastica, sovrasta il cinto, da qui partono quattro nastri colorati (rosso, rosa, blu e bianco) fermati con delle coccarde verdi e tricolori a due ceri per lato. La forma di questa macchina devozionale è rimasta pressoché intatta negli anni, a variare minimamente sono state solamente le decorazioni.

Il materiale che decora l’ossatura in legno a sostegno del tutto (la cera), tanto prezioso quanto reperibile, a dispetto della mole del manufatto, è fragile ed, allo stesso tempo, riplasmabile. Il cinto, così, costruito e distrutto ogni anno o leggermente rovinato dall’attraversamento dei vicoli stretti del centro storico (divenuto, a tratti, cantiere permanente di lavori di messa in sicurezza), ritorna presto integro e rinasce uguale a se stesso in maniera ciclica.

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Il passaggio nel centro antico di Caggiano è sicuramente il momento in cui l’attenzione dei membri della Procura è messa più a dura prova.  Nonostante gli archi, i fili della corrente, i ponteggi, le piante che pendono dalle abitazioni i cui portoni non si aprono da tempo rendano quasi impossibile attraversare i vicoli con il manufatto sul capo, i caggianesi fanno in modo che solo per i passaggi necessari il cinto venga trasportato da più persone, deve essere portato sul capo da uno e guidato dagli altri. È il corpo devoto, quindi, a sostenere il peso della grazia, a sacralizzare lo spazio antropizzato col suo passaggio, a compiere inchini di fronte alle chiese aperte, a danzare in piazza, a girarsi per permettere agli anziani di omaggiare il cinto che non solo contiene, ma diventa egli stesso, elemento sacro. Allo stesso tempo, l’ex voto di cera è il simbolo fatto oggetto del un rapporto commutabile tra i credenti e la Madonna, delle grazie che i caggianesi implorano attraverso di esso. Il cinto di Caggiano, però, rappresenta anche Caggiano, non perché ne riproduca i monumenti o gli elementi legati alla sua storia, ma perché ne racchiude i credenti, è uno dei simboli identitari che la comunità presenta in uno dei momenti di rifondazione della comunità stessa, il pellegrinaggio a Viggiano di cui oggi si celebra ritualmente l’inizio. I comportamenti osservati al suo passaggio demarcano, in alcuni casi, l’appartenenza stessa alla comunità. Oltre alle offerte, ai saluti, ai segni di croce, alle fotografie, agli applausi, alle richieste di poter portare il cinto per qualche metro, c’è l’indifferenza dei pochi che il legame con la Madonna l’hanno sfilacciato o mai avuto, la nostalgia degli emigrati, la curiosità degli immigrati o dei richiedenti asilo verso questa rappresentazione della comunità che li ospita.  

Il giro per il paese termina intorno alle 13.00, la tappa conclusiva è il punto di partenza, la chiesa del Santissimo Redentore rimasta aperta per accogliere lo stendardo, i suoni delle zampogne, il cinto. Dopo alcuni minuti di raccoglimento, questo momento importante per la preparazione del pellegrinaggio termina, si ripartirà da qui, la notte di sabato alla volta del Sacro Monte.

 

Altre foto della mattinata scattate da Mario Scelza sono visibili qui.

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