Il pellegrinaggio dei Caggianesi (I PARTE)

L’appuntamento è nella piazza di Caggiano, alle 4 di notte di sabato 6 settembre.
È qui, al centro del paese, che arrivano alla spicciolata i pellegrini. Un gruppo di circa quindici persone che indossano la maglia gialla, colore simbolo della partecipazione dei Caggianesi al pellegrinaggio a Viggiano, si avvia verso la chiesa del Santissimo Redentore. Le zampogne e le ciaramelle accompagnano le donne (portatrici del cinto – femmn r’ centa – e dello stendardo) e gli uomini (membri della Procura e gli ‘mbunntur, coloro che reggono il cinto durante il passaggio da una portatrice all’altra) verso l’ex voto che rappresenterà il proprio paese alla festa della Regina delle genti lucane. Il portone è aperto dal di fuori, i suoni si zittiscono e, dopo un momento di raccoglimento, il cinto viene trasportato fuori dalla chiesa, dirigendosi verso la piazza. Qui sono arrivati due autobus e gli altri pellegrini che viaggeranno col cinto che, smontata la corona di candele ricurve, è caricato su un pullman, affianco al posto di guida. Nel bagagliaio valigie, zaini, borse con tutto ciò che servirà ai singoli e al gruppo nei due giorni di viaggio. In un furgoncino sono caricati il cibo, il vino e le borse restanti che contengono il necessario per affrontare le fatiche del pellegrinaggio. Saliti tutti i pellegrini sui pullman (i tanti giovani di quest’anno quasi tutti sul secondo automezzo), finito di caricare il furgone, si parte. I pellegrini verso il Sacro Monte, le scorte verso la casa dei Caggianesi.

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Sulla strada per Marsico Vetere, ai piedi del Monte, il viaggio fa una sosta. Scesi dai pullman, i Caggianesi si preparano a salire dalla Madonna. Si prega con la lutanìa, la messa in canto delle richieste di intercessione della Vergine. Agli appellativi della Madonna in italiano si risponde col latino «Ora pro nobis!», a guidare il canto è una donna aiutata a leggere dalla luce di uno smartphone, chi le sta attorno la segue, a volte il canto è sovrastato dai suoni della ciaramella e della zampogna di accompagnamento. Si fa colazione allo sbocciare dell’alba, dolci e caffè offerti a tutti, anche a chi è rimasto nei pullman. Il viaggio riprende, si attraversa Marsico e si sale alle spalle del Monte, dominando sempre di più la Val d’Agri ed addentrandosi nell’Appennino lucano. Le piste sciistiche sono solo uno degli elementi antropici del paesaggio legati ai nuovi sfruttamenti economici di queste vette. La pioggia accoglie i Caggianesi al Monte.

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Scesi a Piano Buonocore, i Caggianesi si preparano per il tratto a piedi che li condurrà alla dimora estiva della Madonna. Qui li aspetta Vittorio, il viggianese anima del canto della festa. Intanto i pellegrini autorganizzati degli altri paesi salgono e scendono. Ombrelli e kway contro la pioggia, sciarpe, cappelli e giubbotti contro il freddo dovuto all’altitudine e alla parziale assenza di sole, lo stendardo è protetto da un impermeabile, il cinto è posizionato su un piedistallo per rimontare le due staffe che ne permettono i passaggi, la squadra di Caggiano inizia a suonare. Si sale e la pioggia mano a mano si placa. Le curve del sentiero in pietra, le statue con le stazioni della Via Crucis, le statue del Cristo Redentore e di San Michele Arcangelo, la salita del Sacro Monte è vinta passo dopo passo. Caggiano sale il Monte portando i simboli della propria devozione. Pochi metri prima dell’arrivo, dopo aver dominato le comunità della Val d’Agri sospese tra il verde e il nero, i Caggianesi ricantano la lutanìa, quasi a voler far sentire alla Madonna Nera che stanno arrivando. Giunti nei pressi del santuario del Monte, aspettano la fine della messa per entrare. Il cinto non si adagia più sui capi, ma è posto ai piedi delle mura dell’edificio sacro che non si possono più perimetrare coi tre giri antiorari rituali a causa del cantiere alle spalle della cappella.

La salita

I Caggianesi entrano. Il cinto è sulla testa di Vittorio che lo avvicina in ginocchio alla sacra icona, i suoni, gli occhi pieni di emozione, i saluti, i baci, le preghiere rivolti a Lei. Arriva il sacerdote di Caggiano per la funzione della messa. «La Madonna deve guidare verso Colui che ha in braccio, il Figlio e il Padre.» Terminata la funzione, occorre lasciare la Madonna, scendere in paese lì dove le genti lucane stazionano. Il distacco momentaneo è intenso, un “arrivederci” metafora dei moti del pellegrinaggio, del vicino e del lontano dal sacro regolati dalla tradizione. Colei che ha offerto le candele che compongono il cinto esce camminando non perdendo con lo sguardo la Madonna, all’indietro, tra due file di pellegrini che salutano l’ex voto, insieme visivo e materiale di tante preghiere e suppliche.

La discesa a piedi fino a piano Buonocore ritrova gli stessi simboli della devozione caggianese, il peso del pellegrinaggio è sempre lo stesso, diviso dai membri della Procura e dai giovani del paese che a metà mattinata si avviano così verso Viggiano. Il percorso dei pullman è quello dell’andata. Arrivati in paese parcheggiano nel posto a loro riservato, è il primo in piazza Papa Giovanni XXIII, lì dove lo slargo permette di ricompattarsi per salire al santuario. A farsi strada tra le bancarelle, chi vende e chi compra, tra i cibi consumati, i souvenir per chi è rimasto a casa, i vestiti per l’autunno è il corteo processionale con i suoi elementi. La salita verso il cuore del paese significa anche salutare gli amici di Viggiano e delle altre comunità di pellegrinaggio. La porta della loro casa è aperta, pronta ad accoglierli. Davanti al portone con in rilievo la storia miracolosa della Madonna Nera, i Caggianesi sono accolti da un sacerdote che benedice il cinto e i pellegrini di Caggiano che all’interno, con il parroco del proprio paese, recitano ulteriori preghiere per sé e per chi di loro è rimasto a casa.

La casa

Per qualche ora i pellegrini non hanno obblighi o appuntamenti se non di soddisfare i propri bisogni, mangiare e riposare. Il gruppo di Caggiano si disperde nella festa, chi in giro per bancarelle, chi al ristorante, chi nei pullman, chi nella casa. I Caggianesi, i pellegrini dalla maglia gialla, si ritroveranno alle 18.00 alla chiesa di Sant’Antonio per accompagnare la salita al santuario di un quadro riproducente la Madonna di Viggiano trainato da due buoi. Questa è la “processione dei pellegrini”, rivoluta da qualche anno dal rettore del santuario. Pochi chilometri nel centro urbano in cui i gruppi organizzati si riuniscono. Senza il cinto custodito nel santuario, a rappresentare Caggiano ci sono le zampogne e lo stendardo. I Caggianesi hanno l’onore di trasportare il baldacchino processionale che segue il quadro e ne segna la sacralità. La processione è seguita in diretta da una tv locale, all’appuntamento religioso ritrovato in paese segue la messa, intanto la cappella sul Monte continua ad essere la meta incessante di gruppi di pellegrini e il luogo di continue funzioni liturgiche. Le ore serali in paese sono la punta dell’elemento ludico del pellegrinaggio, le preghiere fanno posto alle tarantelle zittite a loro volta dal concerto di Ambrogio Sparagna.

Processione dei pellegrini

Intanto è arrivata domenica 7 settembre. La veglia della notte vive la stessa dicotomia, in paese a far festa per poi riposare in pullman, tenda, auto; sul Monte a pregare, dialogare col canto e la resistenza alla stanchezza e al freddo con la Madonna. Anche il gruppo dei Caggianesi si sfalda, c’è chi sale e chi resta in paese. Chi ha il compito di accompagnare i primi passi della Madonna del Sacro Monte e chi quello di avvicinarle il cinto più bello e pesante senza il quale, da tradizione, il cammino della discesa sarebbe arduo, se non impossibile.

La veglia

Sul Monte sono saliti due dei tre membri della Procura, i portatori con le pettorine gialle, tanti giovani caggianesi, la zampogna e la ciaramella. Dopo la santa messa in diretta tv dalla cappella, appena il sole si affaccia dalle montagne ad est diradando la nebbia fitta e il vento forte, la statua esce e si affaccia sulla Valle. Qualche metro dopo l’uscita dodici caggianesi hanno il diritto di trasportarla per pochi secondi, intanto le zampogne di Caggiano si alternano ad altri strumenti e al silenzio dell’alba. Le curve a malapena contengono le staffe che sostengono il simulacro, il fiume di persone che accompagna la Madonna fino a piano Buonocore è impetuoso ed impiega pochi minuti per placarsi nel pianoro. Dopo i saluti di chi incontra ora la Madonna i Caggianesi hanno di nuovo il diritto a trasportare la statua per qualche metro.

La discesa

Intanto, alle sei e mezza, dal santuario è partito un altro corteo. Femmn ‘r centa, ‘mpunntur, la squadra con zampogna, ciaramella e cocchia, lo stendardo e il terzo membro della Procura accompagnano e sostengono il cinto fino al primo poggio al di là del torrente Alli. Qui la maggior parte delle compagnie di pellegrini aspetterà l’arrivo della Madonna mangiando e dissetandosi.

Verso Alli

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