Il pellegrinaggio dei Caggianesi (II PARTE)

La Madonna Nera è arrivata.
Trovando sulla strada nuovi pellegrini che le sono andati incontro, ha sostato sui poggi lungo il cammino, ha accolto suoni, preghiere, baci, mani, richieste d’intercessione.
Ad Alli, r’ Jumaredd, si prepara ad attraversare un torrente, ulteriore passaggio, fisico e simbolico, che la traghetterà a Viggiano, tra le sue genti lucane.
Ad aspettarla, ad accoglierla, qui, trova diverse comunità di pellegrini con i loro cinti e i loro stendardi. Ritrova il cinto di Caggiano, che fino a poco prima questo nuovo emozionante incontro era adagiato sul suo poggio. Ferma, rivolta verso Viggiano, riceve, dai Viggianesi, raggi dorati che decorano lo schienale del baldacchino in cui è assisa al trono, nuove ed antiche preghiere prima di ricominciare il cammino.

Da ora partono le catene, la staffetta devota di alcune comunità lucane che, per antichi e nuovi diritti, hanno l’onore di trasportare il simulacro della propria Regina a fasi alterne.
Dopo Viggiano, ecco Caggiano, poi Senise – Carbone e Tramutola, di nuovo Caggiano. Quando inizia il ponte Alli la vergine ritorna ai Viggianesi che la rendono di nuovo ai Caggianesi, lungo il ponte, Senise – Carbone e Marsico Nuovo, Corleto e Caggiano, Senise – Carbone, Tramutola, Marsico, poi Sant’Angelo Le Fratte. Il contendersi la Madonna Nera si sospenderà solamente quando i Caggianesi la poseranno sul penultimo poggio posto lungo il cammino verso Viggiano.

Tra canti, piccoli scontri verbali, applausi e, ad ogni passaggio fra comunità, gli “Onore a…!” ripetuti a voce alta per celebrare il ruolo e la forza dei paesi “contendenti”. Le catene sono soprattutto espressione della resistenza degli uomini ai quintali del simulacro, qualche donna vi prende parte direttamente (creando per questo momenti di tensione) o prendendosi per mano, scorrendo parallelamente ai portatori del proprio paese. Contemporaneamente i cinti ballano, creano coreografie e movimenti anticipando il passaggio della Madonna, sorretti dai devoti al suono di zampogne ed organetti.
Dopo la sosta al poggio, vegliata dai Caggianesi, la Vergine passa ancora sulle spalle forti dei suoi paesi devoti, continuano le catene, continua il contendersi, regolati dalla tradizione, la statua ad opera delle comunità, oggi distinguibili da magliette, pettorine e foulard di colori diversi.
Durante l’agone singoli fedeli provano ad avvicinarsi, qualcuno, non ostacolando i passaggi di spalla in spalla, per lunghi momenti tocca, sorregge l’antico simulacro, costruendo un rapporto diretto con la Vergine.

Alle porte del paese, Viggiano riprende in custodia la Madonna Nera (alternandosi a tratti con Caggiano), è il momento dell’ultimo poggio (vicino ad una casa), dei fuochi d’artificio, della banda musicale, delle forze dell’ordine in alta uniforme, della gente ai lati delle strada che, con le bancarelle, quasi impedisce il passaggio. In aria, le luminarie fanno faticare i Lagonegresi che, dall’alba, sorreggono due grosse bandiere a manifestare il proprio fervore durante l’intero tragitto. I dialetti e i silenzi si confondono, gli sguardi ed i gesti si distinguono, ogni devoto ha qualcosa da chiedere, manifesta il proprio stupore, la propria adesione alla festa. Centinaia e centinaia di devoti da tutta la Lucania hanno atteso per ore l’arrivo della Madonna, chi è qui dal giorno prima, chi è partito da casa all’alba, chi è arrivato da poco. Sono migliaia, hanno coperto il territorio di Viggiano di automobili e bisogni di servizi, sono venuti qui per salutare la Vergine e far festa, come ogni prima domenica di settembre.
I Caggianesi hanno continuato, lungo tutto il tragitto, a sorreggere col capo il cinto, a ballare, pregare, suonare, ad alternarsi con le altre genti lucane la propria Regina. Arrivano in piazza Papa Giovanni XXIII, dinanzi a tutti i vescovi della Regione, di un Sottosegretario del Governo nazionale, degli amministratori regionali, provinciali, locali, delle TV, sono accolti e riconosciuti come il gruppo di pellegrini più devoto.
Durante la messa in piazza c’è chi ne approfitta per ristorarsi, chi non perde di vista la Madonna e il cinto, il pellegrinaggio per i Caggianesi non è ancora finito.
La statua, preceduta dagli stendardi e dai cinti, dai vescovi e dalla musica delle zampogne e della banda, si avvia, da questo momento trasportata solo dai Viggianesi, tra un fiume di gente a bancarelle, verso il santuario. A seguire, a fare da contraltare, gli stendardi di Regione e province lucane, dei comuni, sorretti dalla polizia locale in alta uniforme, e la classe dirigente, politici con mogli, portaborse e fascia tricolore. Salutano i loro elettori e discutono, il potere in terra lucana è alle spalle della Madonna di Viggiano, in uno dei paesi nodali delle scelte politiche ed economiche dell’intera regione. Unico gonfalone extraregionale è quello del comune di Caggiano, così le tre torri dello stemma del paese sembrano confondersi alle tre torri dell’analogo stemma di Viggiano.

Salito il corso, presa la strada che porta al santuario, la Madonna incontra lungo il cammino che la riporta alla dimora dei mesi successivi la casa dei Caggianesi.
La squadra di zampognari, il cinto, Femmn ‘r centa, ‘mpunntur, portatori, la Procura, uomini e donne, giovani ed anziani, con le riconoscibili maglie gialle oppure no, eccoli, i Caggianesi, di fronte la propria casa viggianese, per il saluto più emozionante del pellegrinaggio: quello della Madonna Nera a Caggiano. Pochi secondi, tanto si ferma la statua di fronte a questa enclave devota, ma bastano a testimoniare tanto e, soprattutto, ad emozionare. Lacrime che superano la fatica del pellegrinaggio e donano un sentimento comune, un grazie alla propria Regina che guarda i visi rigati dal pianto, gli occhi arrossati dal ringraziamento dei discendenti di chi, forse, la riportò alla luce.

Il viaggio continua, pochi metri e si scorgerà il piazzale ai piedi del santuario dove la Madonna riceverà l’omaggio della gente della Lucania fino a sera, poi entrerà finalmente nella chiesa che ha scelto per dimora invernale.

 

Ora il sole batte forte ed alto, ultimo pranzo per i Caggianesi a Viggiano quest’anno e dopo, stanchi, l’ultimo atto di omaggio alla Madonna. I più giovani hanno smontato il cinto, la raggiera di cera è stata separata dal corpo in legno, parte delle candele saranno lasciate in dono, come vuole la regola degli ex voto, a chi si è chiesta la grazia. Una piccola processione dalla casa dei Caggianesi verso il santuario, sempre a suon di zampogne, prepara al saluto alla Vergine. I pellegrini di Caggiano non aspettano il turno in fila, ma possono oltrepassare le transenne ed avvicinarsi alla statua. Gli ultimi saluti per quest’anno, le ultime preghiere, gli ultimi sguardi, Caggiano si congeda dalla sua Madonna con i sospiri di ogni singolo pellegrino, che poi ripone le candele che conteneva in un pugno ai piedi del santuario.

Si prendono le cose da riportare e si chiude la porta della casa, tagliando la folla di pellegrini che mangia, compra e si dirige a salutare la Vergine, i Caggianesi procedono verso i pullman, quello che era il cinto ora appare nudo: assi di legno da cui penzolano nastri colorati, della base di cera resta integra solamente la parte anteriore, portato sempre sul capo. Ciascun pellegrino trasporta un borsone o uno zaino con ciò che non è stato consumato in questi giorni. Insieme, ritornano a Caggiano.

Ad aspettare i pullman nella piazza del paese decine e decine di caggianesi, chi è appena tornato da Viggiano, chi quest’anno non è riuscito ad andarci, gli uomini affacciati ai bar, le donne pronte per la messa. Arrivati i pellegrini, alle sette della sera del domenica 7 settembre, è festa. Si sale in processione verso la chiesa del Santissimo Redentore, chi è restato in paese chiede come sia andato il pellegrinaggio di quest’anno, il cinto spoglio passa ancora di capo in capo, ancora le zampogne risuonano, una scatola contiene decine di candele.
Dopo la messa, le candele che facevano parte del cinto entreranno nelle case di chi le prenderà lasciando un’offerta. L’ex voto che rappresentava la comunità, smembrato, diventerà il simulacro domestico di un legame centenario. È la comunità di Caggiano, il suo senso, a fondersi come la cera, ogni anno, i primi giorni di settembre.

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