La Stella di Viggiano nello “Zodiaco di Maria”

zodiaco-195x300

Nel 1715 il predicatore domenicano Serafino Montorio dà alle stampe lo Zodiaco di Maria, opera monumentale che, dividendo le province del Regno di Napoli nei dodici segni dello zodiaco, passa in rassegna i principali santuari mariani dall’Abruzzo alla Calabria. Ad ogni santuario attribuisce una stella descrivendo leggende di fondazione, miracoli, icone venerate nei più importanti centri mariani del tempo trasformando in dati storici una serie di informazioni e storie che probabilmente non sarebbero giunti fino a noi.
Naturalmente, descrive anche il santuario della Madonna del Sacro Monte di Viggiano, ponendolo nella costellazione del Toro (Principato inferiore) e non in quello del Cancro (Basilicata), traendo le notizie sulla nascita del culto, sui miracoli e la descrizione della statua venerata da una relazione del vescovo di Marsico di quattro anni prima.
Questa fonte, che contiene una serie di elementi fondamentali per indagare il “passato simbolico” del santuario lucano, può essere letta come la prima elaborazione colta di una storia che, come per lo sguardo della Madonna, muta a seconda di chi la guarda.

Qui si può sfogliare online.
Qui informazioni dettagliate sulla struttura dell’opera.
Di seguito la fedele trascrizione e le riproduzioni fotografiche delle pagine dedicate al santuario di Viggiano.

S T E L L A  XVI

Del Segno di Toro

Santa Maria del Monte nella Terra di Viggiano della Diocesi di Marsiconuovo.

Distrutta l’antichissima Città di Marcelliano, ne’ primi tempi situata su le rive del fiume Drumento à piè del Monte, nella di cui sommità era allora piantato un forte Castello detto Giano, e serviva à quelli abitanti per ritirarsi in securo dalle invasioni de’ nimici più potenti; le reliquie di quei Popoli edificarono n altro luogo alla falda del detto Monte, ma verso mezzogiorno, ove allargandosi a poco a poco, lo cinsero di mura e baloardi, chiamandolo Viggiano, per far noto (cred’io) al Mondo, ed à potenti, che il detto lor Forte, divenuto inespugnabile alla forza dell’armi nimiche aveali custoditi, e preservati dall’ultime loro rovine. Mentre dunque i Viggianesi godevano qualche tranquillità di pace nell’anno del Signore 304 sotto gli auspici della Fede Cattolica nel primo anno del Pontificato di Marcello I di questo Nome, ed imperando Diocleziano, quel crudelissimo persecutore della nostra Fede, nel quarto anno del Consolato di Costanzo Padre del gran Costantino, e sesto di Galerio Massimino, quali furono tutti Imperadori, era Prefetto dela Provincia, detta allora Capagna Felice, un uomo fierissimo chiamato Dragonzio, sotto il di cui governo la Chiesa di Dio patì orribili persecuzioni, come lo dimostrò la sperienza, essendo stati in un solo mese martirizzati diecessettemila Cristiani.

In questo tempo dunque piacque ala divina bontà di consolare con in prodigioso tesoro gli animi di quei Fedeli spaventati da quel barbaro eccidio, ed il caso avvenne nel seguente modo. Guardavano i loro armenti alcuni Pastori di Viggiano, menandoli à pascoli estivi su le scoscese coste dell’accennato Monte, quando nel mese di Luglio vegliando di notte alla custodia del loro Gregge, viddero più volte su l’ultima cima di quella altissima Montagna (che quantunque nelle parti inferiori fosse arbustata di Faggi, ergeva il capo nudo d’ogni pianta, perché di sasso vivo, e dirupevole), un gran lume, che avendo sembianza di splendore, si fé loro conoscere non essere cagionato da fuoco terreno, ma soprannaturale, essendo impossibile, che à quell’ora, uomo alcuno accedesse fuoco in parte così alta, e quasi inaccessibile; quindi mossi da tal giudizio ne diedero parte alli principali Padroni degli armeti, e questi mossi da simile curiosità, vollero vedere cogli occhi, quato loro vene significato da quei Pastori; onde in grà numero si portarono a pernottare in luogo, dode potessero vedere l’accenato prodigio, ed in fatti conobbero essere verissimo quanto quei Villani aveano riferito; e perciò giudicandola cosa celeste, risolverono farne consapevole il Vescovo dell’antico, e rovinato Crumento, ora Marsico, il quale chiamasi Omerio, uomo di santissima vita.

Conferitosi egli inpersona al detto luogo, vedendo il meraviglioso lume, per non errare nel giudizio, da prudente pensò darne notizia al Sommo Pontefice, dal quale alli 25 di Agosto fu risposto, ed ordinato, che il Popolo col Clero, confessati, e cibatisi dell’Eucaristico pane, andassero in Processione sul Monte ad osservare più da vicino la qualità di quel splendore, ed il luogo prefisso, donde quello usciva, segnandolo, per scavarvi la mattina seguente, e ritrovare la ignota, e rara cagione di quello. Secondo avea il Papa ordinato fù tosto eseguito nel primo Sabbato di Settembre, e segnato il luogo, fù ivi scavato; mà appena eransi profondati un solo palmo sotto terra, trovarono con indicibile stupore, ed allegrezza una statua tutta di legno indorato, che dava splendori superanti quello dell’oro, e sotto di essa molti Idoli, come diversi nella forma, così distinti nella materia metallica, quali come cose superstiziose furono immediatamente fatte consumare dal fuoco, distruggendo così le reliquie del Gentilesmo in quelle parti.

Trovato in questo modo il prodigioso simolacro, colla medesima processione lo portarono a Viggiano, depositandolo in una Chiesa dedicata alla Vergine, col pensiero di fabbricare ben presto nel monte, e nel luogo, dove fù trovato, un’altra Chiesa, nella quale dovesse essere costodito, e venerato con più decoro, come in fatti eseguirono, dando principio al destinato edificio. Ma perché sopravvenne l’inverno, che su quelle balze è orridissimo, e previene anche la sua stagione, restò per allora imperfetta la fabbrica di detta Chiesa, che poi fù compita verso il fine di Aprile, benché non molto grande per allora, con proposito nulla dimeno d’ingrandirla col tempo, ed à poco à poco col denato, che loro sarebbe pervenuto dalle offerte limosine. Ridotta dunque à perfezione la detta Cappella, riportarono con gran pompa la prodigiosa Statoa della ergine nel giorno di Domenica, che fù la prima di Maggio dell’anno suddetto, concorrendovi non solo i Viggianesi, ma un numero grandissimo di persone da molte parti convicine, collocandola secondo il disegno dell’Altare ivi frabbicato, e destinandovi alcuni Sacerdoti, che havessero pensiero di essa, recitarvi i divini Officj, ed offerirvi l’incruento sagrificio.

Passata la state, e ritornata la prima Domenica di Settembre, giorno anniversario della miracolosa sua invenzione, mentre i predetti Sacerdoti preparavansi à celebrare, e solennizzae la memoria di sì alto beneficio, ecco veggono sollevarsi da se medesima la sagra Statoa, e portata per aria da mano invisibile, trasferirsi alla Terra di Viggiano frà lumi splendidissimi, e posarsi nella Chiesa appunto dove la pria volta fù depositata. A questo nuovo portent estatichi per un poco di tempo gl’astanti, à tutta carriera poi corsero dietro al volante simolacro, gridando: Miracolo! Miracolo! Finché gionti alla Patria, lo viddero da se stesso collocato nel primo luogo. Sospettarono, non senza qualche fondamento, che non piacendo alla Vergine lo stare in luogo così disastroso, dove già aveano principiato ad ingrandire il nuovo Tempio, volesse essere venerata nella Chiesa di basso, e perciò con gran sollecitudine diedero principio ad una nuova fabbrica per renderla più magnifica: ma la prima Domenica di Maggio restarono disingannati, perche, essendo il giorno della prima traslatione, à vista di tutto il popolo, sollevandosi in alto la miracolosta Statoa, portossi volando su la cima del monte, fermandosi nel suo luogo.

Al rinnovato prodigio, non sapendo che pensare il Vescovo, Clero e Cittadini, stupefatti, e confusi, risolveronocon sana prudenza darne di nuovo raguaglio al sommo Pontefice, e fù da questo deciso, che avendo dimostrato la Vergine con tal transito, che bramava essere venerata nella Chiesa di basso la prima Domenica di Settembre, e nella Chiesa di sopra nel prima Domenica di Maggio, toccasse ad essi trasferirla secondo ne aveano esemplare dalla stessa Regina del Paradiso, che voleva essere riverita nell’uno, e nell’altro luogo; onde in esecuzione del Pontificio decreto, così si è costumato sempre in onore, e gloria di quella sovrana Signora, sempre ammirabile nell’invitare i popoli à venerarla.

Ma non perciò mancarono nuovi prodigj, posciacche essendo il monte dove fù trovata la miracolosa Immagine, appartenete al Territorio di Marsico vetere, inalzandosi trà i confini di questa distrutta Città, Calvello, e Viggiano, pensò il popolo di detta Città appartenere alla loro comunità la detta Statoa, e perciò due volte con armata mano se la portarono al lor paese, non considerando, che la Vergine avea chiaramente dimostrato compiacersi di quei due luoghi, da essa eletti per propria stanza. Stizzato il popolo di Viggiano à questo replicato furto, armossi coraggioso per ricuperare quel tesoro, che con tanta loro spesa, e fatica aveansi acquistato, e credevano con verità esserne legittimi padroni. Ma non piacendo à Maria lo spargimento di sangue per suo interesse, come tesoriera di pace, decise con replicato miracolo in ambedue le volte la lite, trasferendosi senz’opera umana alla sua Chiesa, conche restarono vincitori i Viggianesi, e confusi gli Abitanti di Marsico vetere.

Rimasi finalmente i primi in pacifico possesso della prodigiosa Statoa, continuarono ogni anno la solita traslatione fino agli anni à noi più vicini, quando avvenne un altro prodigio degno di farsene memoria, ed avvenne nel seguente modo. Attestarono come testimonj di veduta il quondam Marcello de Ragho, ed il fù Giandomenico Paoliello, alias Vecchio, Cittadini di Viggiano, quali vissero più di cento anni, che essendo essi giovanetti, e dovendosi fare la solita processione nella prima Domenica di Maggio, e trasferirsi sul monte la statua della Vergine, restò impedita la cerimonia da una dirottissima pioggia, cadendo dal Cielo un diluvio d’acque mischiate con grandini, e frequenti saette: onde sconfidati di portarla con tanto scomodo per luoghi alpestri, pensarono trasferirla il dopo pranso, con speranza, che il tempo si abbonacciasse, e dasse loro campo di portarla sul monte; e già ogni uno si ritirava à casa per prendere il quotidiano cibo, essendone già l’ora, quando udissi un grido di molti, che richiamavanli à mirare un nuovo portento, ed era appunto, che la Statoa, tuttocche diluviasse, da se stessa transferivasi per aria sul Monte. A questo spettacolo accorsero tutti, e correndo frettolosamente dietro la loro cara Signora, osservarono nuova maraviglia, cioè che la strada per cui si và colasù, era asciutta, come se mai avesse piovuto, dal che conobbero, che la Vergine voleva essere servita in quel giorn puntualmente, non ostante qualsivoglia intemperie del tempo; tanto più che trovarono la Statoa in parte niuna bagnata, onde da quel tempo mai si è tralasciata la solita processione, ancorche il Cielo minacciasse rinovare il primo diluvio del mondo.

In oltre in simili Processioni è da ntarsi un’altra stravaganza di quella prodigiosissima Statoa, perche fanno à gara gli aggregati alle confraternite nel portarla, pretendendo ciascheduno esser più privilegiato dell’altro nel cercarli di quel sì caro peso, e portarla più lungo spazio di strada, la Vergine, quasi voglia onorar tutti, quando è gionta ad un determinato luogo, rende se stessa sì grave, che non può portarsi più avanti fino che non vengono altri a soccombere al peso desiderato, in modocche mutati i portatori, ella si rende di nuovo mobile come prima, ed in questa maniera senza invidia frà di loro restano tutti soddisfatti nella loro divozione. Di più quando ella vuole concedere qualche grazia, in particolare nel liberare da spiriti maligni gli ossessi, ne dà il segno col moversi, e farsi in dietro nel luogo dove ella risiede, sicche quel Simolacro come animato dalla stessa Regina degli Angioli, quasi ogni momento si rende ammirabile ne’ suoi prodigj.

Questa maravigliosa Immagine stà à sedere, e nel mezo del suo seno siede il divino sui Figliuolo Giesù, sostenuto dalla sinistra della madre; ambedue sostengono un mondo, l’una colla destra, l’altro colla sinistra, ed il Figlio colla destra dimostra dispensare le sue divine benedizioni. Il volere poi esaggerare qui li continui, ed ammirabili miracoli operati dall’Altissimo à gloria di Maria, ed à favore degl’ossessi, infermi, ed altri simili bisognosi, sarebbe un tentare l’impossibile, potendo bastare à chi legge, che la Statoa suddetta, benche di legno, in tanti secoli non abbia dato, ne dia al presente alcun segno d’essere tarlata, ancorche stia tanti mesi sul monte, dove l’intemperie dell’aria consuma anche le fabbriche più dure (il che è stato cagione, che la Chiesa colassù sia fabbriacata tutta di pietre vive, e quadrate) non che materia così fragile.

Non voglio contuttocciò lasciar senza memoria un altro prodigio, ed è, che alcune volte col volto allegri, altre con ciera offuscata, ò terribile, ed altre volte sudante, e questo avviene allo spesso; E ben vero non però, che ciascheduno la vede per la finestra della propria coscienza; onde in ambedue i suddetti giorni vi è concorso innumerabile di Popoli, anche lontani, che si portano ad ammirare insieme, ed à ricevere le solite grazie, ò à ringraziarla, e soddisfare alli loro voti, lodando sì alta, e portentosa Benefattrice. Ed io rivolto à Fedeli, conchiuderò con S. Bernardo (serm. in Nat. Vir.) Intueamini fratres, quanto devotionis affecta à nobis Mariam voluerit honorari, qui totius boni plenitudinem posuierit in Maria: ut proinde si quid spei in nobis est, si quid gratiæ, si quid salutis, ab ea noverimus redundare. Totis ergo medullis cordium, totis præcordiorum affectibus, & votis omnibus Mariam hanc veneremur; quia sic est voluntas ejus, qui totum nos habere voluit per MARIAM.

Estratta da Relazione manoscritta del Vescovo à di 6. di Settembre 1711.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...